Guano Apes: guai a definirli metal

 In IL SETACCIO

Sì. Sono tornati anche loro. Questi sono gli anni delle reunion. Anni in cui il rock sembra non essere più in grado di offrire qualcosa di innovativo, figuriamoci di buono. E allora sotto con le minestrine riscladate. Il 26 gennaio 2012, a Milano, presso i Magazzini generali, è stata la volta dei Guano Apes, la band capitanata dalla bella e carismatica Sandra Nasic. Bella e carismatica, punto. Perchè dal vivo la nostra cara cantante non ha neanche una gran voce. Non a caso, nascosto e in disparte, c’era un secondo chitarrista che l’ha aiuata (non poco) a cantare ritornelli e non solo, tranne quando la ragazza si faceva aiutare direttamente dal pubblico. In Germania questo gruppo è definito alterntive metal, nu metal, metal-rock, chiamatelo come vi pare, ma noi ieri sera abbiamo ascoltato tutto meno che del metal (quasi neanche del rock).

I Guano Apes sono degli ibridi. Un mix tra Avrile Lavigne, Anouk o cantanti simili, che però ogni tanto esordiscono con degli attacchi strumentali di chitarra basso e batteria degni dei System Of A Down (per citare un gruppo a caso). Però è soltanto pia illusione, perchè dopo meno di trenta secondi il sound delle canzoni dei Guano torna ad essere incredibilmente e insopportabilmente melodico, quasi pop, a dir poco scontato. Gli unici due singoli decenti (ma comunque commerciali) che hanno reso famosi gli Apes anche in Italia sono stati “Big in Japan” e “Open Your Eyes”, che naturalmente ieri sera non sono mancati all’appello. Anche il pubblico di questa band è una sorta di ibrido (live incredibilmente sold out nonostante tutto). Ragazzine con i capelli viola, nerd, “metallari”, che erano lì per assistere a un concerto a nostro parere insulso, iniziato con il brano “Quietly” e che è andato avanti con “Oh What A Night”, singolo di debutto del nuovo (e improponibile) album “Bel Air”, dove i Guano hanno davvero ceduto al pop e dove la “rocker” Nasic ha ceduto invece alla minigonna. Perchè in qualche modo devi pur attirare l’attenzione sulla tua band se proponi musica mediocre. Non a caso le uniche grida lanciate dal pubblico sono state: “Nuda!” e “Bona!”. Il live è proseguito con “Open Your Eyes”, “Sunday Lover”, “Pretty In Scarlet”, “Fire In Your Eyes”, “She’s A Killer” fino a “This Time”, brano di chiusura prima del bis.

Il chitarrista Henning Rümenapp ha parlato molto con il pubblico ringraziandolo di cuore, e con il bassista Stefan Ude ha dato vita anche a un teatrino con annessa sfilata di moda, con Ude che ha indossato circa 4-5 magliette dei Guano Apes per poi sfilarsele facendo uno spogliarello per lanciarle e regalarle al pubblico. Il ritorno sul palco è stato affidato a una parte strumentale suonata solo dai Guano. Unico momento di musica decente durante tutto il live. Ude ha dato il meglio di sé al basso e sembrava proprio che stesse pensando: “Avete sentito? Siamo bravi, ma ci tocca fare musica di merda per vendere e per far cantare la nosra frontman. Io in realtà potrei suonare nei Red Hot, nei Queens of The Stone Age o nei System.” Una volta rientrata in scena Sandra, Stefan se ne è tornato in disparte sconsolato per poi attaccare con “Staring At The Sun” e l’attesissima “Big In Japan”. A conclusione “Loards Of The Boards” che tutti sapevano a memoria, con grande sorpresa della cantante stessa che sbarrava gli occhi incredula. Tirate le somme: un live da dimenticare.

 

Quietly
Oh What A Night
You Can’t Stop Me
Open Your Eyes
Sunday Lover
Pretty In Scarlet
Fire In Your Eyes
She’s A Killer
Tiger
All I Wanna Do
When The Ships Arrive
Fanman
This Time

Encore:
Instrumental
Staring At The Sun
Big In Japan
Loards Of The Boards

 

 

Foto di Sergione Infuso

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