Storia di un uomo vescica

Editore: Villaggio Maori Edizioni

 Anno di pubblicazione: 2018

 

Trama

Maurizio Beltrami ha trentasette anni, un lavoro che detesta e un’enorme vescica sotto un piede che si nutre dei suoi traumi e che crescerà a dismisura fino a inglobarlo totalmente.
Ipocondriaco e scettico, il protagonista di Storia di un uomo vescica sarà messo da questa straordinaria condizione di fronte all’importanza di un’esistenza libera da tutte le schiavitù della vita. Fenomenologia di una metamorfosi che rimane annidata insieme alle nostre paure… 

DISPONIBILE ONLINE E IN LIBRERIA

Dalla prefazione di Andrea G. Pinketts

“[…] Storia di un uomo vescica è la storia di tal Maurizio, stronzo come pochi (infatti in azienda opera come “tagliatore di teste”), che una mattina si sveglia con una vescica sotto un piede destinata a crescere, ad avvilupparlo, a cambiare le priorità.
Fin qui metamorfosi kafkiane e meta mostri buzzantiani sono omaggiati come meritano.
Io ci ho visto un po’ anche George Orwell di Fiorirà l’aspidistra, con la middle class inglese degli anni cinquanta inginocchiata all’altare di una pianta da ufficio.
Ma Dejanira ha fatto di più. Ha creato un personaggio ripugnante come pochi, un abominio di frustrazioni, luoghi comuni, saggezza da dopolavoro, e passo dopo passo è riuscita a farci partecipare al crescere della vescica un po’ come se fosse nostra.
Dirò di più. Queste pagine che sembrano labbra di fegato crudo, si fanno baciare ardentemente dal lettore ormai dipendente, in buona sostanza, dalla sostanza tossica di questo libro. E poi, improvvisamente, il miracolo della scrittrice: rendere il viscido un valore aggiunto della vescica e Maurizio un antieroe quasi empatico.
Dejanira ha il senso del prodigio. Quello che fa è intingere le unghie in un dannato Graal rubato a un rigattiere che dorme con un occhio solo.
Dio, cos’ho scritto. Devo controllare cos’ho sotto un piede.”

Milano, 14 agosto 2018

Andrea G. Pinketts

ESTRATTO DAL ROMANZO

 

Tratto dal primo capitolo: I topi fanno schifo pure a Morfeo

 

Maurizio era ancora steso a letto e già di cattivo umore. Il primo pensiero andò subito alla piccola vescica che aveva sul piede dalla sera precedente. Maledette scarpe nuove, pensò, e maledetti soprattutto i piedi. Li odiava, sia i suoi che quelli degli altri. Odiava mostrarli e vederli, perfino quelli curati e levigati delle belle donne.
Piegò la gamba sinistra, prese il piede con entrambe le mani – con non poca fatica, perché non era snodato – e cercò di tirarlo su per vedere com’era la situazione.
Eccolo lì il fastidio: una vescica piccola, gonfia di siero, ma non osò scoppiarla. Sua madre gli aveva sempre detto che non si fa, meglio lasciarla asciugare e riassorbire da sola.
Grattandosi le palle sentì che il pigiama era bagnato sul davanti. Aveva avuto pure un orgasmo notturno prima di imbattersi in quei topi schifosi, d’altronde gli capitava spesso e siccome non se l’era goduto perché dormiva, si masturbò dentro i pantaloni.
Una volta venuto si alzò, si spogliò e mise il pigiama nella cesta della biancheria per poi dirigersi in bagno, ma non per farsi la doccia, quella la faceva solo il sabato mattina. Si sarebbe lavato a pezzi, con una spugna. La doccia era un momento che si voleva godere, e il sabato era perfetto perché non aveva impegni. Non avrebbe mai potuto farsi la doccia di sera, perché i capelli, dormendoci sopra tutta la notte, il giorno dopo sarebbero sembrati già sporchi e considerava questa operazione una perdita di tempo.
Davanti allo specchio si schiacciò tutti i punti neri del naso, prese lo spazzolino e l’infilò tra le labbra sottili. Ne usava uno a setole morbide per non intaccare lo smalto e non arrossare le gengive. Lavò meticolosamente i denti per non meno di tre minuti, come consigliano i dentisti.
Non chiudeva mai l’acqua quando se li lavava, perché non era un ambientalista e detestava la categoria.
Poi prese l’asciugamano, si asciugò la faccia e lo rimise al suo posto, ma solo perché non era molto bagnato, altrimenti lo avrebbe appeso al calorifero a muro.
Con un panno molto piccolo asciugò le gocce nel lavandino, perché facevano disordine, e ripose il panno nel mobile sotto il lavabo, anche se era bagnato, perché non poteva sopportare la vista di quello strofinaccio malconcio sul calorifero.
Si vestì in fretta e andò in cucina a fare colazione solo con un bicchiere d’acqua. Non mangiava mai la sua merendina prima delle undici e non aveva ancora capito che era quello il principale motivo del gonfiore alla pancia.
Mentre scese le scale lasciò dietro di sé le tracce sonore e olfattive di un meteorismo conclamato. Uscendo dal portone fu investito da un freddo glaciale dovuto a una corrente siberiana arrivata durante la notte. Il vento fece rabbrividire il suo corpo rachitico. Si strinse nel cappotto di cammello ma non bastava a ripararlo dal freddo, perché del cammello aveva solo il colore; uno vero non poteva permetterselo. Avrebbe voluto comprarselo nero ma alla fine aveva scelto quello chiaro a causa della forfora. Quel pensiero gli fece prudere la testa e si passò una mano sui capelli scuri tenuti indietro dal gel scadente.
Maurizio saltò al volo sul tram – non aveva mai preso la patente, non era portato per la guida – e durante il tragitto, sballottato per mezza città sulle rotaie, notò una ragazzina con gli shorts e le calze velate. Era davanti a lui, girata di spalle, e si reggeva alla sbarra del soffitto, la stessa che stringeva Maurizio. Non riuscì a distogliere lo sguardo dal suo sedere, ne era ipnotizzato. Complici gli scossoni e i pantaloni troppo stretti, in un attimo, ebbe un erezione.
Adorava quelle ragazzine, avrebbe voluto che ci fossero solo loro in giro per la città, e invece era costretto a vedere anche tutte quelle ciccione con le Birkenstock e i pantaloni alla turca che sembrano dire «Mi sono appena cagata addosso».
Quando Maurizio arrivò finalmente in ufficio, con l’ormone a fargli da ariete per aprire le porte, non fece in tempo a salutare un paio di colleghi che sulla scrivania trovò un foglio in grado di smorzargli tutto l’entusiasmo. Maurizio lavorava alle risorse umane e sapeva riconoscere subito una risposta alle sue lettere di licenziamento.

Contact Us

We're not around right now. But you can send us an email and we'll get back to you, asap.