Il mondo reale è pieno di solitudine esistenziale
Ho letto questo passaggio di un grande scrittore che ho amato, David Foster Wallace.
Un illuminato. Un uomo intelligente. Sensibile. Vero. Morto suicida troppo presto.
Mi hanno molto colpito le sue parole. È quello che spero anch’io quando scrivo i miei libri: farvi esclamare “Ah!”, per farvi sentire meno soli, capiti, insieme.
“Il mondo reale è pieno di solitudine esistenziale.
Io non so cosa stai pensando o che cos’è che hai dentro, e tu non sai che cos’ho dentro io.
Nella letteratura penso che in un certo senso riusciamo a saltare oltre questo muro. Ma questo è solo un primo livello, perché l’idea dell’intimità mentale o emotiva con un personaggio è un’illusione, un meccanismo creato dallo scrittore attraverso la sua arte.
C’è anche un altro livello su cui un testo letterario diventa una conversazione. Fra il lettore e lo scrittore si instaura un rapporto che è molto strano, complicato e difficile da descrivere.
Un ottimo brano di letteratura non è detto che mi catturi completamente e mi faccia dimenticare che sono seduto in poltrona.
C’è della narrativa commerciale che è perfettamente in grado di riuscirci; una trama avvincente è perfettamente in grado di riuscirci: ma non mi fa sentire meno solo.
Invece c’è una specie di: “A-ha!”
Qualcuno almeno per un attimo la pensa come me, o vede una cosa nel modo in cui la vedo io.
Non capita sempre. Sono brevi flash, fiammate, ma ogni tanto mi capitano. E non mi sento più solo, a livello intellettuale, emotivo, spirituale.
La letteratura e la poesia riescono a farmi sentire umano, a eliminare quel senso di solitudine, a mettermi profondamente e significativamente in comunicazione con un’altra coscienza, in una maniera del tutto diversa da quanto riescano a fare altre forme d’arte”.
Tu cosa ne pensi?
