Non guardiamo Sanremo perché abbiamo altri problemi
Quest’anno Sanremo è un flop.
In passato lo seguivo con gli amici dall’inizio alla fine, come molti di voi.
E la finale la guarderò comunque in compagnia, ma giusto per fare una cena e due chiacchiere.
È che è cambiato qualcosa. La sensazione è nell’aria, la si sente ovunque, soprattutto qui a Milano.
È come se non si riuscisse più a fingere che vada tutto bene.
Come cittadini, siamo tutti al limite, chi per motivi economici, sentimentali, familiari.
Quello che si percepisce è un malessere diffuso, che invece di unire, allontana ancora di più.
Siamo soli nella nostra disperazione, in attesa di un cambio di rotta, di una svolta improvvisa, che succeda qualcosa, qualunque cosa.
E no, non si riesce a prestare attenzione a un carrozzone che quest’anno è imbarazzante e di una noia mortale, ben più del solito.
Un circo impettito, serioso e totalmente inutile, dove non c’è una canzone decente che sia una.
E se invece facessimo venire giù tutto?
E se iniziassimo a mollare e a dire la verità, e cioè che si arriva a quarant’anni già stanchi e che non è normale lavorare fino a settanta per una pensione che tanto non arriverà mai; che non bisognerebbe andare contro il proprio corpo, contro natura; che non è normale avere trent’anni anni e avere cento euro in banca; che questa storia di dover realizzare i propri sogni è diventata stremante ed è una grande utopia.
Se capissimo che non possiamo più perdere tempo dietro al caso mediatico del momento, figuriamoci Sanremo, perché i problemi sono ben altri e che non siamo più nei ruggenti anni ‘80; perché qui sta venendo giù il mondo ma sembriamo non volerlo vedere.
Ci vuole un’altra pandemia? Una guerra vera?
Cosa dobbiamo aspettare per reagire e capire che le cose non possono più continuare così?
A quando la fuga tra le montagne per iniziare una vita vera che volevano farci credere fosse una vita da perdenti?
Entro breve la maggior parte dei lavori li svolgerà l’AI. I neolaureati non trovano lavoro perché sostituiti dall’AI, nessuno ha più i soldi nemmeno per uscire a cena una volta alla settimana, figuriamoci per comprare una casa.
I giovani non pensano al futuro perché tanto sanno che un futuro, per loro, non c’è mai stato e nessuno ci ha mai pensato o ha intenzione di pensarci.
Si salva chi fa da sé e pensa per sé.
Ma sì, continuiamo pure a credere che sia importante Sanremo e che interessi a qualcuno.
Perché Sanremo è Sanremo.
