“Tantra” non vuol dire fare sesso a lungo

Nel mio libro bestseller “Il pensiero tibetano. Comprendere la via buddhista alla pace della mente” Giunti Editore, ho parlato molto di Tantra perché il buddhismo tibetano (Vajrayana) è buddhismo tantrico.

Ma che cos’è questo famoso tantra?

In realtà non ha nulla a che vedere con i massaggi (che non esistono nel Tantra), con le orge o con pratiche volte al raggiungimento dell’orgasmo.

Vi metto un piccolo estratto dal mio testo: “Nel Vajrayana il nirvana diviene piacere, inteso come appagamento superiore anche all’orgasmo.

Il sesso può essere una pratica necessaria al percorso volto all’illuminazione: lo scopo non è la soddisfazione erotica e l’emissione del seme, anzi, il seme viene trattenuto e viene fatto immaginariamente risalire attraverso avadhuti, il canale centrale, fino alla cima del capo, momento in cui avviene la fusione con l’Essere adamantino, il raggiungimento del nirvana.

Quando parliamo di Tantra non parliamo di strane pratiche esoteriche o del far durare un rapporto più a lungo, come spesso pensa l’Occidente.

Il sesso è un mezzo per trascendere, per raggiungere poteri sovrannaturali, non si deve cedere alla pulsione ma dominarla.

Come scrive l’indologo Padoux nel suo libro “Tantra”, è partecipazione al gioco dell’energia divina, è raggiungimento della beatitudine.

Il praticante può usufruire della vera presenza di una donna o visualizzare le divinità mentre copulano con le consorti.

Il Dalai Lama specifica che queste pratiche non sono previste in tutte le scuole e sono riservate soltanto a chi ha già raggiunto stati elevati sul sentiero d’illuminazione.

Oltretutto, sono pratiche segretissime cui non può accedere chiunque, altrimenti portano alla creazione di karma distruttivo”.