Soffrire del Disturbo ossessivo-compulsivo
Ieri ho finito di scrivere il mio testo sulla Mindfulness che uscirà a febbraio in allegato con il Corriere della Sera, Io Donna, Gazzetta dello Sport.
Si chiamerà “Mindfulness: teoria e pratica. I legami con la filosofia”
Sia in questo testo che nel mio nuovo libro che uscirà l’anno prossimo, ho deciso di raccontare anche la mia storia. Per la prima volta.
Nell’allegato per il Corriere ci è stato chiesto esplicitamente di parlare della nostra esperienza personale. Il primo capitolo è dedicato proprio a questo.
E allora, finalmente, ho trovato il coraggio di parlare dei miei traumi, del mio passato, dei miei trascorsi in balìa di alcol e droghe, ma soprattutto di qualcosa che, proprio a causa dei traumi, mi accompagna fin da quando sono adolescente: il disturbo ossessivo-compulsivo, DOC.
Molti di voi sanno di cosa sto parlando, e altrettanti probabilmente ne soffrono.
Due cose mi hanno aiutato a imparare a gestire i sintomi e a non essere più vittima delle ossessioni, che possono ridurre di molto la qualità della vita: la terapia EMDR, che ho interrotto da un anno e che mi ha cambiato per sempre, e la Mindfulness, che mi ha dato e continua a darmi ogni giorno i mezzi per farcela da sola e senza prendere farmaci.
Perché le ossessioni non se ne andranno, ma possiamo imparare a cambiare il nostro rapporto con loro e conviverci pacificamente.
Citerò anche un interessante articolo uscito sul sito della @federmindfulness che parla proprio dell’applicazione della Mindfulness in casi affetti da DOC.
Come scrisse David Foster Wallace: “È molto difficile rimanere consapevoli e attenti, invece di lasciarsi ipnotizzare dal monologo costante all’interno della vostra testa […] La mente può essere un ottimo servitore, ma è pessimo padrone”.
Non vedo l’ora di farvi leggere ciò che ho raccontato, perché spero possa essere d’aiuto a molti.
