No, la mindfulness non è psicoterapia

Qualche settimana fa c’è stato uno scambio di commenti tra me e una ragazza che poi ho scoperto essere una psicologa.

Era arrabbiata, diceva che certe cose dovrebbero trasmetterle solo gli psicologi, e che chi insegna Mindfulness va contro una certa legge e l’ordine degli psicologi e che si tratta di abuso di professione e via dicendo…

Allora le ho detto: ma voi psicologi che usate e abusate della Mindfulness -che non vuol dire altro che consapevolezza e deriva principalmente da millenni di pratica buddhista dei monaci- siete dei meditanti?

Meditate tutti i giorni?

Sapete che la Mindfulness NON è psicologia e analisi e che sta alla base dei cammini spirituali anche dei buddhisti e degli Yogi?

Allora nemmeno i monaci dovrebbero parlare di mindfulness, perché rischiano di fare danni alle menti dei poveri allievi.

Sapete che lo stesso fondatore della Mindfulness e del Protocollo MBSR, Jon Kabat-Zinn (che non è psicologo ma un biologo e praticante di yoga e zen) non ha voluto registrare il marchio e come unica vera e inderogabile prerogativa dell’istruttore non ha messo i corsi di formazione ma solo il meditare costante e quotidiano e l’embodiment, l’incarnare la pratica?

Poi su altre cose eravamo d’accordo, come sul fatto che ci sono controindicazioni di cui nessuno parla e che io inserisco sempre nei miei libri. Daniele Bossari di Radio Deejay volle intervistarmi anche proprio per questo.

Insomma, alla fine non ho potuto fare altro che consigliarle di leggere il mio libro “I sentieri della meditazione. Mindfulness: cos’è cosa non è e perché ha cambiato il mondo” (Piemme) e perché c’è un capitolo intero che s’intitola “La mindfulness NON è psicologia”!